First Drops: In passato molte persone hanno scritto su di te in occasione di mostre, interviste, recensioni…. Qual è la descrizione più efficace che è stata fornita del tuo lavoro?

Anna Paola Cibin: Pierre Rosenberg un giorno mi disse che in giro c’è molta arte contemporanea, dove c’è poco di arte e molto di contemporaneo, e aggiunse: “ma tu fai arte e la fai con le tue mani, continua”.

PE: Che cosa ti ha spinto a dedicarti all’arte tessile e che cosa rappresenta per te?

APC: Per me, quasi non è stata una scelta. La passione per tutto ciò che era tessile e tessuto è stata innata, la ricordo da sempre. E questa forma d’arte per me rappresenta un modo poetico e gentile di esprimersi.

PE: Quali aspetti del tuo lavoro ami maggiormente?

APC: Del mio lavoro, amo maggiormente la possibilità di evoluzione e di trasformazione del tessuto, sia esso velluto bianco che prende vita con la tintura, la pittura e il vetro, e che si alimenta e completa con la luce, sia esso un qualsiasi tessuto finito che si trasforma e diventa forma e vive nello spazio.

PE: Le difficoltà che hai incontrato?

APC: Far capire che un’opera in tessuto non è un’opera minore.

PE: Puoi spiegarci le peculiarità tecniche del tuo lavoro, come se avessi di fronte qualcuno che non conosce l’arte dal punto di vista pratico?

APC: La peculiarità del mio lavoro corrisponde a ciò che amo di più del lavoro stesso. E cioè utilizzare un tessuto, e attraverso la tintura, la pittura, l’applicazione di vetro e la creazione di forme tridimensionali, trasformare questo tessuto in un quadro o una scultura, con un metodo di lavoro tanto creativo quanto manualmente pratico, come fossi un abilissimo “sarto” dell’arte.

PE: Quali sono le mostre o i progetti del passato che ti hanno dato maggiore gratificazione?

APC: L’installazione site-specific “VelvetLagoonVelvet” creata in concomitanza con la Biennale 2011 sull’Isola di San Servolo a Venezia e ancor di più la realizzazione dell’Installazione “Nuoto D’Aria”, sempre site-specific per l’Aeroporto Marco Polo di Venezia.

PE: Quali sono le mostre o i progetti del passato che ti hanno dato maggiore gratificazione?

APC: L’installazione site-specific “VelvetLagoonVelvet” creata in concomitanza con la Biennale 2011 sull’Isola di San Servolo a Venezia e ancor di più la realizzazione dell’Installazione “Nuoto D’Aria”, sempre site-specific per l’Aeroporto Marco Polo di Venezia.

PE: Le collaborazioni con l’estero più stimolanti?

APC: Italian Art Celebration a Singapore e i workshop tenuti all’accademia d’arte sempre di Singapore.

PE: Ti piace lavorare su richiesta o in base a un progetto predeterminato?

APC: Mi piace sviluppare il mio lavoro su entrambi i fronti, sono due modi di lavorare completamente diversi, ma entrambi impegnativi. Lavorare su richiesta implica far coincidere le proprie emozioni artistiche con i gusti e le aspettative dei committetenti. Lavorare su un progetto predeterminato significa, per me, far coincidere le proprie emozioni artistiche anche con le proprie aspettative e i propri sogni.

PE: In che modo ti piace relazionarti con i clienti?

APC: In modo sempre molto rispettoso, ma dipende da qual è lo stile del cliente. L’obiettivo è quello di creare quella giusta sintonia per cui si riesca ad esprimersi liberamente, ognuno a modo suo.

PE: Il tuo sogno per il futuro?

APC: Un’esposizione in un museo, un’installazione pubblica permanente… e poi qualche altro…

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