Abbiamo incontrato Daniela Forti, eclettica artista che ha inventato nuove procedure di tecnica di fusione del vetro e ha realizzato meravigliose sculture luminose. Le abbiamo rivolto alcune domande per conoscere meglio il suo lavoro e la sua poetica.

First Drops: In passato molte persone hanno scritto su di te in occasione di mostre, interviste, recensioni…. Qual’è la descrizione più efficace che è stata fornita del tuo lavoro?

Daniela Forti: Ecco alcuni esempi… Ciascuna critica individua una peculiarità, un diverso punto di vista, non mi sentirei di escluderne alcuno poiché mi sento ben rappresentata:

“Le sue creazioni in vetro possiedono una valenza decorativa e artistica assai pregevole e sono il risultato di una raffinata e sapiente espressione di artigianato manifatturiero rimasto incontaminato e puro nei secoli. Sono opere di eccellente esecuzione, che obbediscono ai migliori canoni della tradizione, eseguite su disegni progettuali esclusivi, curate nel minimo dettaglio di resa e realizzate con scrupolosa lavorazione in ogni fase elaborativa. Per la Forti il vetro è come un simbolico oggetto del desiderio, che contiene in sé un mondo costruito sulla luce e i suoi molteplici riflessi, un materiale che si presta ad essere plasmato, forgiato, piegato, curvato, modellato dalla sua fantasia di sognatrice”.

“L’arte di Daniela Forti è quanto di meglio si possa ammirare nel campo del vetro. Ho avuto la fortuna, in più occasioni, di trattare alcune sue creazioni. Leggere ed eteree, riescono a coinvolgere anche il più sofisticato collezionista. Unico handicap: il solito preconcetto discriminante sul mezzo espressivo, dove i più pensano che creare con il vetro sia ancora una forma di artigianato… andate a vedere questa mostra, poi ne riparleremo”

“Daniela Forti reinventa il vetro simulando nelle sue forme l’invenzione della natura. La tecnica consente di riprodurre gocce d’acqua, stalattiti, ghiaccio, in una concorrenza con la natura che desta ammirazione e meraviglia.”

“Le forme in vetro ideate da Daniela Forti sorprendono per la grande abilità tecnica e incantano per la loro grazia. Sono opere che spesso si ispirano al mondo della natura e, superando schemi convenzionali, sono costruite con leggerezza, ma, nonostante il loro senso di fragilità e di delicatezza, sanno imporsi con un certo vigore.”

PE: Che cosa ti ha spinto a dedicarti all’arte del vetro e che cosa rappresenta per te?

DF: È stato un incontro casuale, circa 35 anni fa, vivevo nel centro storico di Roma nel rione Monti un quartiere di botteghe artigiane e proprio sotto la mia abitazione c’era un laboratorio di vetrate artistiche. Entrai in contatto con i titolari trascorrendo intere giornate a vedere le fasi di lavorazione, fu cosi che mi innamorai del vetro, è stato amore a prima vista.
Trasparente ed enigmatico, duro e fragile, tagliente e morbido, e rigido e fluido, quasi ad identificare i pregi e i difetti della natura umana, il vetro per potersi esprimere ha bisogno di essere attraversato dalla luce. Infatti è proprio modificando la luce che crea un atmosfera, influenza la percezione dello spazio, induce stati d’animo.

PE: Quali aspetti del tuo lavoro ami maggiormente?

DF: È difficile rispondere, mi piacciono tutte le fasi del mio lavoro, soprattutto quando, con il trascorrere delle ore, lavorare diventa un piacere. Giornate intere: dall’ideazione alla realizzazione, fino alla fotografia che curo personalmente perché svela qualcosa in più che l’occhio non vede, dunque non finisco mai di stupirmi!

PE: Le difficoltà che incontri?

DF: La maggiore difficoltà, ma soprattutto un sottile dispiacere è essere un’artista del vetro in Italia ma, come si sa, nessuno è profeta in Patria …

PE: Quali sono i temi che ispirano la tua ricerca artistica? In che modo li sviluppi o cambiano nel tempo?

DF: Ritengo che il mio percorso creativo sia molto legato alla natura, alla bellezza, all’armonia delle forme ed in particolare al fascino del misterioso mondo sottomarino, nello specifico alle meduse. Appartengono al gruppo dei celenterati che sono uno dei più antichi gruppi di esseri pluricellulari apparsi sul Pianeta.

Una curiosità che mi fa pensare alla somiglianza tra i vetro e la medusa è che alcuni studi hanno verificato che la medusa Turritopsis nutricula è potenzialmente immortale, anzi col passare del tempo è in grado di ringiovanire sempre di più fino a ricominciare un nuovo ciclo di vita, un po’ come il vetro, si può fondere più volte dando origine ogni volta a nuova vita!

PE: Puoi spiegarci le peculiarità tecniche di alcuni tuoi lavori, come se avessi di fronte qualcuno che non conosce l’arte del vetro?

DF: È una tecnica un po’ complessa da spiegare. La Vetro fusione e’ una tecnica di lavorazione del vetro molto antica usata già dagli Egizi e dai Romani; è quella che io definisco un processo alchemico, ovvero quello di dover tenere conto di tanti elementi: la geometria per il design, la fisica per la gravità, la chimica per i metalli, gli ossidi per i colori, gli acidi, infine le condizioni termiche dell’ambiente.

La prima fase di lavorazione è il disegno che riporto sopra i vetri che andrò ad assemblare su un piano di fibro ceramica. Li porto ad alta temperatura circa 800 gradi nel forno e li sottopongo ad una lunga tempera per evitare lo shock termico (rottura del vetro) il vetro non sfugge a questa regola.

Una volta raffreddato lo rimetto nel forno su un piano rialzato su una rete di metallo, riporto a temperatura e raggiunto il grado di fusione, apro leggermente il forno per osservare la gravità della colatura (questo è un processo che dura qualche minuto), poi intervengo con le pinze per modificare la disposizione della caduta.

Poi c’è la fase di tempera. Finita la fase di cottura segue la molatura per togliere le asperità nei bordi poi l’acidatura per togliere i residui di metallo, infine la fotografia, fase finale.

Utilizzo solo vetro di produzione italiana nelle fornaci di Montelupo e Empoli, il cristallo di Colle di Val d’Elsa il vetro di Murano e Padova.

PE: È importante per te realizzare in prima persona le opere che progetti? Affideresti la loro realizzazione ad altre persone?

DF: E’ assolutamente imprescindibile occuparmi di ogni singola fase della lavorazione! Il mio lavoro è del tutto personale, è una specie di alchimia, è qualcosa che ho creato da sola e con grande attenzione. Tutti i miei lavori sono realizzati con sensibilità, in totale concentrazione e solitudine, in uno stato di beatitudine!

PE: Quali sono le mostre o i progetti del passato che ti hanno dato maggiore gratificazione?

DF: Quello di aver vinto il primo premio ad un concorso internazionale “Miniartextil” della Fondazione Ratti. Partecipai con un’opera che mi entusiasmava. Ricordo che il riscontro del pubblico e della critica mi diede conferma di non essermi sbagliata ed un grande impulso ad andare avanti nella mia ricerca.

“Per la suggestione e la finezza dell’immagine, i cui fragili, trasparenti ”fili spezzati” in vetro, che si elevano da un oscuro fondo di frammenti informi, alludono con decantata poesia alla tensione di una “missione” tanto “impossibile” quanto eticamente necessaria. Rossana Bossaglia, Luciano Caramel, Walter Valentini”.

Inoltre di essere stata inserita con mia grande sorpresa in una tesi di laurea Magistrale in Design dell’Università di Firenze.

PE: Le prossime mostre in programma?

DF: Un grande progetto all’estero ma non dico nulla per scaramanzia!

PE: Ti piace lavorare su richiesta o in base a un progetto predeterminato?

DF: Sono uno spirito libero, eseguire un lavoro richiesto su idee altrui non mi gratifica.

Potrei invece impegnarmi in un progetto specifico in cui posso avere piena libertà di espressione. In questo caso potrei vedere la cosa come una interessante sfida.

PE: In che modo ti piace relazionarti con i clienti?

DF: I complimenti che ricevo per il mio lavoro sono il primo stimolo a continuare. In particolare mi piace conoscere le sensazioni e le motivazioni che spingono il pubblico ad avvicinarsi alle mie opere. Naturalmente il fatto che il pubblico le acquisti rappresenta un’ulteriore motivo per essere orgogliosa.

PE: Il tuo sogno per il futuro?

DF: Un grande progetto in fase di realizzazione: una residenza per artisti, un luogo d’arte, un laboratorio di varie discipline artistiche in una villa del settecento nelle colline di Lucca e continuare a dedicarmi al vetro con la passione che da sempre mi accompagna.

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