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Abbiamo incontrato Federica Sala, giovanissima designer di gioielli che di recente ha ottenuto un successo strepitoso al MAD Museum di New York. Molto interessate al suo lavoro già da diverso tempo, le abbiamo rivolto alcune domande per conoscere più a fondo il suo pensiero e la sua poetica.

First Drops: Che cosa ti ha spinto a dedicarti all’arte del gioiello e che cosa rappresenta per te?

Federica Sala: Ho conosciuto il mondo del gioiello contemporaneo perché ero alla ricerca di un lavoro in cui potessero confluire tutti i miei interessi e le mie curiosità: Scienza e Arte. Gli unici gioielli che ho sempre trovato interessanti e di vero valore sono i gioielli etnici. Hanno un senso, un valore estrinseco antropologico: sono così fortemente legati a chi li possiede da diventare codici di comunicazione. Quello che vedevo ogni giorno non mi bastava. Così ho iniziato a cercare qualcosa che parlasse per chi non vuole comunicare con le parole…e ho trovato un mondo dove in pochi centimetri si realizza e concentra tutto quello che per me ha valore.

Fare gioielli significa usare la testa e le mani senza che l’una prevarichi l’altra. Significa dialogare con il corpo per esaltarne la bellezza, l’eleganza, l’armonia.

PE: Com’è avvenuto il tuo percorso formativo?

FS: Mi sono “legittimata” con una Laurea in Design al Politecnico di Milano. In parallelo ho frequentato un corso di oreficeria base alla Scuola Orafa Ambrosiana e ho sfruttato la possibilità di fare l’Erasmus al primo anno di specialistica scegliendo come meta il Duncan Jordanstone School of Arts and Design in Scozia, facoltà di design del gioiello.

E’ stata la mia fortuna: mi ha permesso di capire che c’era dell’altro e ha motivato la mia testardaggine nel perseguire in Italia quello che avevo visto come “normale” all’estero. Solo grazie all’esperienza in Scozia, infatti, sono venuta a conoscenza di Alchimia, la scuola di gioiello contemporaneo di Firenze.

Tornata in Italia, ho avuto la fortuna di essere l’assistente di Giorgio Vigna per qualche anno, un’esperienza che mi ha dato tempo di maturare prima di trasferirmi a Firenze per conseguire il Master in Fine Arts di Alchimia.

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Fare gioielli per me è la sfida della sintesi

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PE: Quali aspetti del tuo lavoro ami maggiormente?

FS: La libertà. La sperimentazione e la ricerca dei materiali.

PE: Le difficoltà che incontri?

FS: Limitare la libertà.

PE: Quali sono i temi che ispirano la tua ricerca artistica? In che modo li sviluppi o cambiano nel tempo?

FS: Lavoro con le illusioni. Tutto ciò che illude è origine di pensieri e ispirazione. Molte cose possono generare o essere illusione. Mi capita di pensarci leggendo, camminando, parlando, visitando una mostra, facendo un viaggio. Da qui parte tutto. Poi viene la ricerca che lo spunto ha generato. A seconda dell’argomento può essere ricerca storica, scientifica, artistica… Alcune volte lo spunto è casuale, altre volte indotto. Queste ultime situazioni sono quelle in cui ti fermi e analizzi il lavoro che hai svolto fino a quel momento. Lo critichi, o chiedi ad altri di farlo con te e lavori per migliorarlo, o per renderlo diverso.

PE: Puoi spiegarci le peculiarità tecniche di alcuni tuoi lavori, come se avessi di fronte qualcuno che non conosce l’arte dal punto di vista pratico?

FS: Ogni mio lavoro ha un dettaglio più o meno nascosto, che ne giustifica e spiega l’esistenza. Il dettaglio che inserisco in ogni pezzo permette a chi lo coglie di apprezzarne il valore. Questo dettaglio normalmente corrisponde alla complessità tecnica del pezzo stesso. Nel vetro sono le differenti lavorazioni tra interno ed esterno delle perle, per il legno sono i tagli lungo le venature, altre volte sono materiali preziosi nascosti…

PE: In occasione della mostra newyorkese molti collezionisti hanno dimostrato il loro apprezzamento per le tue opere. Che cosa li ha colpiti maggiormente?

FS: Credo la complessità nascosta nella semplicità.

PE: Ti piace lavorare su richiesta o in base a un progetto predeterminato?

FS: Non ho mai avuto occasione di lavorare su richiesta, solitamente lavoro autonomamente con obiettivi temporali legati a mostre o altri progetti espositivi.

PE: In che modo ti piace relazionarti con i clienti?

FS: Mi piace quando un cliente non parla direttamente con me del mio lavoro, ma viene da me dopo averlo visto perché mi vuole conoscere e vorrebbe essere aggiornato in futuro sui nuovi progetti.

PE: È importante per te creare con le tue mani le opere che progetti? Affideresti la loro realizzazione ad altre persone?

FS: Il contatto fisico con i miei pezzi è importantissimo, ma alcune volte non è possibile fare tutto da soli. Grazie al vetro ho imparato a delegare e a fidarmi. Collaborare con persone esperte talvolta porta allo sviluppo di nuove idee e se chiedere aiuto significa non avere limiti tecnici, penso sia giusto farlo.

PE: Il tuo sogno per il futuro?

FS: Mi piacerebbe moltissimo insegnare.

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Nelle immagini foto dei gioielli in vetro borosilicato e metallo realizzati da Federica Sala. La giovane designer personalizza la tecnica della soffiatura e della specchiatura, esaltando così le proprietà riflettenti del vetro.

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